Per chi suona la campana

castroCon la morte di Fidel Castro cade un altro pezzo del Secolo Breve. Nonostante se ne sia celebrato il requiem ancor prima della naturale scadenza, il XX secolo fatica a lasciare il passo. Tra le icone viventi, ancorché sbiadite, di quel periodo storico irripetibile, il Lider Maximo occupava un posto particolarmente importante nell’immaginario collettivo. Cuba ha smesso di essere l’avamposto del comunismo vecchia maniera già da tempo, eppure la morte del suo nobile padre-padrone sancisce quella cesura ideale che ben si adatta al nostro modo di pensare la Storia e di coltivare la memoria collettiva. La morte di Castro ci porta a ragionare sul presente, sui legami mai recisi con un passato archiviato troppo presto. Il XX secolo non sopravvive solo nelle icone sbiadite. Quel secolo, carico di scontri, di idee, di sangue, di cambiamenti, come pochi altri periodi storici, ci guarda con un sorriso beffardo; aspettava che ci risvegliassimo dall’ebbrezza post guerra fredda, allorché celebrammo la fine del ciclo economico e l’ineluttabile ascesa di un ordine democratico mondiale. Le icone del XX secolo sono destinate a scomparire, una dopo l’altra, ma le sue ombre, i suoi fantasmi, sembrano moltiplicarsi. Il Secolo Breve allunga le sue propaggini sul presente, rivolgendo un ghigno a coloro che ne avevano accompagnato prematuramente il feretro.

Per chi suona la campana? Per il nostro passato o per le illusioni che avevamo coltivato sul nostro futuro?