Déjà vu: crisi di governo

ultimaUna crisi di governo ogni tanto ci vuole, è rassicurante per l’italiano medio. Al deus ex machina di turno – il pacato Mattarella – il compito di rimpiazzare un finale triste e stropicciato con un nuovo prologo, carico di suspense e di belle speranze e avanti così fino alla prossima crisi di governo, o, se incidentalmente capitasse un’elezione, così per caso, fino al voto. Si dirà: è la democrazia bellezza! Si, magari se tra un cambio di scena e l’altro si affrontassero i problemi atavici del paese con meno retorica e con piglio razionale la pièce risulterebbe meno ripetitiva. E’ il momento delle analisi, tutte molto convincenti, ex post. Che il referendum si sia trasformato in un pronunciamento contro il governo è ormai chiaro (ed era prevedibile). Adesso ha scarsa rilevanza il fatto che la responsabilità sia da attribuire al premier dimissionario. Il dado è tratto. Questo non significa che si aprano scenari apocalittici. Ancora una volta il Sole è sorto e con ogni probabilità continuerà il suo apparente moto. Vi sono più incognite, questo è evidente.

Ho già speso molto inchiostro per dire quali fossero i pregi e i difetti della riforma per cui è inutile che vi torni*. Mi si lasci dire che la questione si risolveva nella seguente circostanza: avallare una riforma così così, con l’idea che fosse più semplice correggere il tiro in seguito piuttosto che formularne una ex-novo, o non accontentarsi e tenere la vecchia Carta. Due posizioni legittime, pragmatismo contro coerenza, un dilemma che comunque non ha riguardato tanta parte dell’elettorato, impegnato nel sanzionare l’operato del governo. Anche questo comunque è legittimo, magari non auspicabile ma legittimo. Adesso si tratterà di votare la manovra finanziaria, metter mani alla legge elettorale e avviarsi, più o meno rapidamente – si vedrà – verso nuove elezioni, ma questa è un’altra storia, o meglio, un altro atto.

* Si vedano:

La riforma costituzionale, tra teoria (politico-economica) e prassi (politico-renziana)

Riforma, cambiamento istituzionale e crescita economica | prima parte

Riforma, cambiamento istituzionale e crescita economica | seconda parte

La riforma costituzionale: una disamina

I primi tre, in particolare, contengono riflessioni che vanno oltre il tentativo di riforma appena abortito, pertanto potrebbero risultare ancora d’interesse.

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